Viverla.
Come cambia la prospettiva
Chi va per monti viene accostato ai monti, come se li conoscesse per definizione. Come a dire che chi va al mare conosce il mare. Sono nato a contatto con l’acqua: la laguna da una parte e l’Adriatico dall’altra. Il mare dovrebbe far parte di me, dovrebbe essere il mio elemento. Ma non lo è. Pensavo potesse diventarlo ma non mi ha mai attirato abbastanza. Ne riconosco la bellezza e la spiritualità ma non voglio approfondire. Almeno per il momento. Ho capito che mi piaceva un orizzonte frastagliato fin da quando ne ho memoria; il senso di libertà delle quote più alte, dal mio punto di vista, è impagabile. Non ne faccio una questione altimetrica, non ritengo necessario frequentare assiduamente i 1.000/2.000/3.000 metri per sentirsi in montagna. La mia personalissima discriminante si manifesta con case rurali, rampicanti incolti, rovi e odore di legna bruciata. Magari anche un campanile e una chiesetta con qualche rudere attorno, di quelli con le travi a vista che sembrano ancora buone. Questo è il mio elemento. Un elemento che ho esplorato, fotografato. Un elemento in cui ho passato notti all’aperto o in bivacco. Un elemento su cui ci ho letteralmente corso sopra, a piedi specialmente, e sul quale continuo a divertirmi. Un elemento in cui però non ho mai vissuto, in cui non ho mai lavorato la terra, in cui non ho mai investito economicamente se non con il podcast da cui nasce questo pensiero e questa newsletter. Ecco, dopo alcuni giorni di lavoro con la mia compagna in quello che era un frutteto con annesso pollaio e che ora è invaso da rovi e rampicanti, sento che qualcosa è cambiato. Abbiamo comprato a casa poco sotto i 700 metri e in paese dobbiamo ancora capire se siamo 150 o 400 anime. Voci diverse si alternano sui numeri. Siamo stati accolti positivamente, la comunità è solida, compatta e disponibile. Dobbiamo ancora trasferirci ma i lavori sono cominciati, li faremo per la maggior parte in autonomia. Siamo alle prese con un terreno di 1.200 mq in pendenza, incolto da anni e confinate con la statale in cui si scende in bici o ci si avvicina ai sentieri. L’obiettivo sarebbe ispirarsi ai terrazzamenti in fotografia e ripristinare quello che un tempo si produceva. Una signora ci ha chiesto “se fossimo quelle persone che ritornano in montagna” di cui si parla in televisione. Non ho saputo rispondere e ho sorriso. Non facciamo parte di alcuna categoria. L’unica cosa di cui sono certo è che sto cambiando prospettiva perché vivere un elemento è profondamente diverso dal “passarci del tempo”. Sono sempre stato accostato ai monti ma era una proiezione dell’immagine che davo: cappellino Patagonia, pantalone sporco di ghiaia e giacca The North Face mi identificavano. Specialmente al mare. La verità è che di montagna ne sapevo ancor meno di quello che ho conosciuto negli anni. Oggi invece è capitata l’opportunità di imparare a vivere un elemento e salire su quel treno che ho aspettato per diversi anni.



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