Tornare indietro
Per guardare avanti
Un tempo questo capanno guardava una pista da sci. A una trentina di metri in linea d’aria, uno ski-lift trainava su per il pendio chi, dalla pianura o dalle contrade, decideva di trascorrere una giornata diversa dalla classica routine settimanale. Poi lo spopolamento, poi le crisi economiche, poi stagioni sempre più miti, poi carenze di fondi, poi sempre le solite dinamiche hanno portato alla dismissione dell’impianto. Rimangono ricordi e fotografie proprio accanto al grande albergo in cui, a una delle finestre, è appeso il classico cartello: “VENDESI”. Questa però non è una storia d’abbandono, non è un epilogo triste. Non c’è turismo ma ci sono persone: “locals” li chiamano. Proprio l’altro giorno si discuteva con Claudio Ghizzo (autore del podcast) su cosa rimarrebbe della montagna senza turismo: “si tornerebbe a com’era un tempo” abbiamo concluso, sintetizzando. C’è però da specificare che la montagna è un elemento disomogeneo. Non tutte le valli “luccicano”, come diceva e scriveva qualcuno dall’alta Valle del Vajont. E aveva ragione. Ha ragione.
Uniformare “la montagna” a vallate ricche ed esclusive, tralasciando una maggioranza silente e ancora rustica, sarebbe un errore. Non tutta la provincia di Venezia è Venezia, come molte persone tendono invece a far credere per il “prestigio” (se coì vogliamo definirlo) di vivere nella città lagunare. Non tutta la montagna offre l’impossibile a chi lo pretende, fortunatamente. Non tutti partecipano a un importante mercato incastonato tra le perle dell’arco alpino. Chi non vi banchetta viene dimenticato, escluso, abbandonato e spesso ignorato dalle istituzioni. E se ipotizzassimo che questo indotto, ad un certo punto, sparisse di colpo. “Se tutto fallisse, cosa rimarrebbe?”.
“Si dovrebbe tornare a com’era un tempo”
Il capanno della fotografia rievoca quei periodi e rappresenta la continuità tra epoche diverse. Dove prima c’era turismo oggi è rimasto in piedi un capanno. Perché? Perché è un capanno curato. Perché è un capanno utilizzato. Perché il terreno è in ottime condizioni. Perché qualcuno se ne prende cura. Senza piste da sci si è rimasti, ci si è reinventati, ci si è adattati. Attorno al capanno ci sono pascoli, orti e contrade. Nelle contrade ci sono persone, fiocchi blu e rosa, coccarde colorate per celebrare le lauree. Si ristrutturano fienili e stalle. Nei boschi suonano le motoseghe. Dai sentieri sbucano persone a piedi, di corsa o in bicicletta. Perché? Perché il posto è magnifico, il panorama favoloso e se ci si ferma all’alimentari per un panino e una birra non si spendono più di 5/6 euro. La montagna è accessibile a chiunque, in tutti i sensi. Ma anche perché, nell’insieme, quel capanno non è stato abbandonato.
Questo è un flusso di pensieri che non pretende di essere o divenire verità. Grazie per il tuo tempo.


